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Intervista a Giuseppe Savino, founder di Vazapp

Vazapp è il primo hub rurale pugliese. Nasce alle porte di Foggia per intuizione di Giuseppe Savino dopo l’incontro con don Michele de Paolis in quella tenuta di famiglia dove insieme ai prodotti della terra si coltivano con successo anche buone idee.

Intorno a Giuseppe, un numero crescente di giovani antepone le proposte alle proteste e lavora senza sosta per creare occasioni d’incontro e di costruttivo confronto tra i contadini di Capitanata. L’ambizione, con buona pace delle statistiche, è smettere di fare valige per partire, ma preparare posti letto per accogliere gli altri.

A veicolare il progetto è il format Contadinner, “la cena che non c’era”, come la definiscono gli stessi organizzatori. Il contesto ideale per permettere ai produttori agricoli di Capitanata di conoscersi, scambiarsi esperienze e buone pratiche, sperimentare nuovi percorsi.

Gli incontri, supportati anche da giovani dalle competenze trasversali (architetti, sviluppatori, designer, operatori culturali e della comunicazione), e aperti a tutti coloro vogliano avvicinarsi al settore consentono di disegnare una rete inedita di relazioni e collaborazioni professionali, utili a ripensare lo sviluppo dell’agricoltura del territorio.

Nel 2016 le Contadinner hanno valicato i confini regionali e sono state ospitate alla Luiss Guido Carli di Roma alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. Nel 2017 hanno continuato a viaggiare in tutta Italia e solo qualche giorno fa il team di Vazapp era a Budapest per allargare il confronto a livello europeo.

A volte storie straordinarie nascono in forza di fatti e circostanze altrettanto straordinarie. È stato così anche per Vazapp, Giuseppe?

Penso che l’unica cosa accomuni chi vede nascere qualcosa sia lo stupore. “Ciò di cui ha bisogno questo mondo è di un po’ di stupore” dice Mister Mendez nel cortometraggio “Il Circo della farfalla” dove il protagonista è Will un giovane privo degli arti. La straordinarietà di un percorso è nella bellezza del cammino, nel non voler restare fermi, nel voler trovare una risposta all’affermazione: “Si è fatto sempre così, perché cambiare?” E invece del cambiamento abbiamo tutti bisogno, perché è l’unico modo per sentirci vivi , siamo venuti al mondo per diventare noi stessi, per compiere la nostra missione e “la peggiore disgrazia che ci possa capitare è quella di non essere utili a nessuno”, diceva don Michele. Vazapp nasce da un sogno che incontra un bisogno, dare una visione nuova ad un settore che può diventare fermento per gli altri settori del nostro territorio.

 

Quando nasce esattamente il progetto e qual è il tuo bilancio allo stato dell’arte?

Il compleanno di Vazapp è il 21 gennaio 2014 quando nasce l’associazione “Terra Promessa”, l’ultima associazione voluta da don Michele de Paolis. I soldi per registrare il marchio me li diede lui, non ne avevamo. Io avevo lasciato il lavoro a tempo indeterminato, molti mi dicevano che era la scelta sbagliata, oggi più che mai so che i sogni se non li incontri difficilmente ti vengono a cercare.
Più che di bilancio mi piace parlare di slancio, della voglia che abbiamo di vedere nascere cose nuove e di poterle accompagnare. Siamo all’inizio e non cerchiamo la fine, ma abbiamo bene presente il fine. I sogni si realizzano quando vengono collocati nell’eternità. Bisogna credere nel “per sempre” per essere così folli da inseguire un sogno.

Ci racconteresti uno degli episodi che ti scaldano maggiormente il cuore quando pensi a Vazapp?

Ce ne sono tanti, ognuno ha un dolce profumo che sa di novità. Mi emoziono quando penso al Galà dei Contadini organizzato in fiera il 28 Aprile scorso, dove abbiamo celebrato i contadini, mai nessuno lo aveva fatto in questa chiave prima d’ora. Con i nostri designer e architetti abbiamo deciso di raccontare la storia dei contadini che ci hanno aperto le loro case su tutte le pareti del padiglione. Man mano che entravano molti di loro piangevano e ci ringraziavano perché non se lo aspettavano. Avevamo rotto gli schemi, eravamo nei loro cuori, che meraviglia.

Tuo padre che dice?

Mio padre come ogni buon contadino che si rispetti parla poco, osserva, comunica con gli occhi, a volte con i sospiri. Capisco che per la mia famiglia non è stato facile, loro vogliono che i figli invecchino tranquilli, vengono dalla cultura della sistemazione a tutti i costi, io voglio invecchiare felice!

Ci dai qualche anteprima sul futuro del progetto?

Stiamo lavorando su più livelli, tante novità ci attendono. Penso che il 2018 sia l’anno della fioritura di quello che abbiamo seminato e per dirla in termini agricoli. Le Contadinner si evolveranno e diventeranno sempre di più uno strumento a disposizione dei territori per favorire l’innovazione sociale in agricoltura.

La Capitanata oggi è una terra ricca di contrasti: tante criticità in uno sconfinato territorio (la provincia di Foggia è la terza provincia italiana per estensione) che tracima di opportunità non sempre colte, quando non proprio ignorate. Come ti piacerebbe vedere il tuo territorio tra 50 anni? Cosa pensi che succederà invece? Come superare le difficoltà?

La provincia di Foggia è anche la provincia più estesa d’Italia per il numero di terreni coltivabili. Quando siamo andati a studiare il sistema agricolo del Trentino il presidente di una grossa cooperativa mi disse: “Se vi accorgeste del tesoro che calpestate, terreni fertili, clima mite, bellezza dei luoghi, non ce ne sarebbe per nessuno. Tra 50 anni mi piacerebbe vedere una terra che al lamento ha sostituito il fermento, che alla protesta finalmente abbia fatto spazio alla proposta, e allora si che potremo parlare di stupore. Succederà, io ci credo. Le difficoltà sono il sale. Il Trentino è oggi una terra florida grazie ad esse. Se solo iniziassimo a benedirle… non vengono per togliere ma per aggiungere.