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Eliana Pedriali, credere in se stessi è il miglior investimento per il futuro

Eliana fugge dalla Capitanata dopo una serie di delusioni. Sciupa un anno con il suo professore di tesi in attesa di un master che non partirà mai. Prova ad entrare nel mondo scuola, non supera l’esame, ma viene richiamata per rifare il concorso, annullato causa imbrogli nella commissione. Poi prova a farsi spazio nel settore del turismo, ma le dicono che non ha i giusti agganci. È il 2003, Bollenti Spiriti ancora non esiste, e decide di chiudere il conto con la Puglia. Fa le valige da San Giovanni Rotondo e parte per Milano. Qui – dopo un mese, un paio di lavoretti e tanti cv – viene chiamata per un colloquio in Google. L’azienda allora non era la superpotenza che è oggi, ma una giovanissima start-up digitale sconosciuta a molti. Il clima le pare subito diverso, rifiuta altre proposte giunte nel frattempo, e accetta la sfida col futuro. Oggi è ancora lì, felicemente parte di un’azienda immensa, giovane, stimolante e meritocratica.

Quindi lavori in Google dal 2003? Ben 14 anni! Hai ricoperto sempre lo stesso ruolo?

Sono ormai una delle veterane dell’ufficio italiano. Dal giorno in cui il mio CV di carta è arrivato sul tavolo dell’allora country manager, di ruoli e colleghi di team ne ho cambiati diversi. Ogni ruolo, ogni team però è stato una sfida piacevole, un continuo migliorarsi. Google, poi, lascia molto spazio al singolo: spiegato a grandi linee quello che ci si aspetta da te, scegli tu il modo migliore per raggiungere l’obiettivo richiesto. Alcune tre le cose che più amo di questa azienda sono proprio la totale fiducia, la massima autonomia e il continuo stimolo che mi sono sempre stati dati. Ho avuto la possibilità di inventarmi progetti, coinvolgere team diversi di lavoro, parlare a platee di centinaia di persone, lavorare con persone provenienti da tutto il mondo. Ho svolto sia ruoli interni all’azienda, in cui mi interfacciavo con gli esperti di prodotto, sia ruoli esterni in cui ho avuto modo di parlare con alcuni tra i maggiori player italiani, viaggiando moltissimo sia in Italia che all’estero.

Google è un’azienda statunitense. In questi anni quali valori vi hanno trasmesso e quale valore “italiano” aggiunto credi abbia dato la sede italiana all’azienda? Puoi rispondere anche rifacendoti a qualche episodio emblematico.

Le prime cosa che mi vengono in mente sono flessibilità, perché Google è un’azienda che si migliora sempre, e consapevolezza che il singolo può davvero fare la differenza. Progetti locali, idee di una singola persona vengono condivise con orgoglio con tutta l’azienda e “steal with pride” è una pratica da noi molto comune. Sui valori italiani, che dire? La nostra cucina e il nostro barista ci vengono invidiati in tutto il mondo…

Google nasce come startup digitale. Nell’ottobre 2003, discutendo una possibile offerta pubblica iniziale la società fu contattata da Microsoft a proposito di un possibile accordo o di una fusione, ma Google rifiutò l’offerta… Ricerca, impegno, coraggio. Quanto pensi possano influire le startup sul futuro?

Sicuramente le startup sono importanti perché sono realtà snelle, portate al rischio e con quel pizzico di follia che permette di avere intuizioni geniali. La grande incognita è se poi quell’intuizione di partenza sia destinata al successo o meno. Ho molti amici che dopo aver lasciato Google o altre aziende del settore hanno creato le proprie imprese. Purtroppo le difficoltà che incontrano sono molte: corruzione, mancanza di sostegni economici, tassazione elevata. Quelli che hanno avuto successo o sono soddisfatti sono quelli che hanno creato anche delle sedi all’estero e si sono espansi e quelli che sono stati capaci di far fruttare le competenze acquisite in ambito digitale riuscendo ad internazionalizzare il proprio prodotto locale. Le startup, se hanno successo, diventano aziende come le altre. Quello che fa la differenza è, secondo me, la capacità di mantenere intatti i valori iniziali e continuare ad investire sul capitale umano, formare le persone, far sì che ci sia scambio di best practices continuo e, perché no, competitività interna positiva, volta cioè al miglioramento. L’apertura mentale è la chiave del successo.

La tua esperienza prima di entrare in Google è purtroppo simile a quella di tanti altri giovani, oggi. L’Italia a tuo avviso è condannata a vivere nel passato? Come invertire la rotta?

Non credo che l’Italia sia condannata a vivere nel passato e sono fortemente convinta che invertire la rotta sia, prima di tutto, una scelta personale. E’ fondamentale non adeguarsi alla situazione corrente, ma mettersi sempre in discussione con l’obiettivo di migliorarsi e cambiare le cose se si ritiene non vadano bene. E’ importante informarsi, confrontarsi, condividere esperienze, punti di vista, aprirsi mentalmente. Rifacendomi alla mia esperienza, ad esempio, sono consapevole di aver avuto fortuna a trovarmi nel posto giusto al momento giusto, ma ritengo anche che tale fortuna io sia andata a cercarmela. Una volta che mi sono resa conto che l’ambiente in cui stavo tentando di costruire il mio futuro non faceva per me, per come ero fatta io, per quello che mi aspettavo, ho preso la decisione di lasciare tutto senza più aspettare che succedesse qualcosa. Ho voluto investire in me stessa e credere che avrei potuto costruirmi il mio futuro. Io ho scelto di andare via e, per vari motivi, difficilmente tornerò in Capitanata, ma credo che la nostra terra abbia davvero tanto da offrire. Da persona che ormai la guarda con occhio più oggettivo ci sono ancora così tante cose che si potrebbero fare o si potrebbero migliorare. Abbiamo un capitale immenso da far fruttare che all’estero ci invidiano. Impariamo a valorizzarlo, pacchettizzarlo e a farlo conoscere sfruttando quell’immensa potenza che offre il mondo digitale.