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Brain drain. Altobelli, GI Confindustria: “Promuovere incontro con aziende”

Far incontrare i cervelli in fuga dalla provincia di Foggia con le aziende sul territorio, ma lavorare anche per attrarne di nuovi da altre regioni e paesi. Nicola Altobelli, classe ’79, imprenditore di seconda generazione, da pochi giorni eletto vice presidente nazionale dei Giovani Imprenditori di Confindustria, ha le idee chiare sul futuro della Capitanata: “Stiamo entrando nella quarta rivoluzione industriale e credo che anche un territorio sottosviluppato come il nostro abbia l’occasione di giocarsi una partita tutta nuova, addirittura alla pari con altri territori meglio allestiti”. Dopo un Executive MBA presso il MIP Politecnico di Milano, oggi Altobelli è direttore commerciale della Eceplast srl, l’azienda di famiglia fondata nel 1995 dal padre, Giuseppe Altobelli. Oggi Eceplast è presente in 30 paesi nel mondo. Costantemente in viaggio in tutto il mondo per lavoro, nella sua azienda Nicola Altobelli si occupa dello sviluppo di nuovi mercati con l’obiettivo di far crescere una azienda locale in un contesto globale. A Capitanata Chiama racconta le opportunità e i rischi del brain drain per il nostro territorio. 

Nicola Altobelli non è un cervello in fuga, anzi. Dopo aver studiato a Firenze e a Milano, ha deciso di tornare in Capitanata e di entrare a far parte dell’azienda di famiglia. Perché hai scelto di tornare? 
In realtà i due periodi di studio sono stati intervallati dal ritorno a Troia dove iniziai a lavorare nel 2003 nell’azienda di famiglia che mio padre aveva avviato nel 1995. Erano anni di forte espansione, serviva una mano e non esitai a mettermi in gioco. Poi, dopo tre anni di lavoro, compresi che la mia formazione non era sufficiente ad affrontare le sfide che avevamo davanti e decisi quindi di frequentare un executive MBA part-time al MIP (business school del politecnico di Milano) che mi consentiva di continuare a lavorare e studiare contemporaneamente. Furono due anni molto intensi, ma un punto di svolta per la mia carriera e la mia azienda. Sono sempre stato molto legato alla nostra terra, in particolare al mio paese, Troia, e mi è sembrata la scelta più naturale quella di impegnare tutte le mie energie nella prosecuzione e crescita dell’impresa di famiglia.

Da pochi giorni sei vice presidente nazionale dei Giovani imprenditori di Confindustria. Dal tuo punto di vista, come valuti la situazione nella nostra provincia? Che prospettive ci sono per l’imprenditoria giovanile?
La provincia di Foggia esprime grandissime eccellenze nei settori più disparati, ma sconta ritardi e svantaggi quasi ancestrali. Abbiamo zone industriali in cui mancano i servizi di base oltre che la connessione internet o addirittura la linea telefonica fissa. La rete infrastrutturale è carente, abbiamo un territorio tra i più vasti d’Italia e non abbiamo i collegamenti necessari. Insomma, oggettivamente partiamo da una situazione svantaggiata e ciò nonostante esprimiamo eccellenze che riescono a competere sui mercati internazionali. Non sono abituato a lamentele o sterili recriminazioni: ritengo che oggi stiamo entrando nella quarta rivoluzione industriale e credo che anche un territorio sottosviluppato come il nostro abbia l’occasione di giocarsi una partita tutta nuova, direi addirittura alla pari con altri territori meglio allestiti. Basta poco, concentrare gli sforzi sulle infrastrutture materiali e immateriali per far rifiorire il nostro territorio. Io ci credo.

Ti preoccupa la fuga di dei cervelli dalla nostra provincia? Vi siete mai trovati come azienda nella situazione di non riuscire trovare profili professionali adatti sul territorio, magari proprio per via di questa fuga? 
Il cosiddetto brain drain è una sciagura. Attenzione però, io ho sempre sostenuto che il problema non sono i cervelli che se ne vanno, ma il fatto che non riusciamo ad attrarre cervelli da fuori. Ognuno deve essere libero di inseguire i propri sogni, la nascita in un territorio non può determinare una sorta di “condanna a vita”, però se siamo disposti a lasciar partire i nostri cervelli in cerca di altro non è possibile che non risultiamo per nulla attraenti per altri cervelli in cerca di destinazione.

Molti dei giovani che ci hanno scritto dicono che sarebbero disposti a tornare a patto di trovare migliori condizioni di lavoro, meritocrazia e possibilità di crescita professionale. È un orizzonte possibile? 
Scontiamo una cronica carenza di matching tra domanda e offerta di lavoro. Mi concentrerei sul metter in piedi un sistema per far incontrare le aziende di capitanata con i cervelli di Capitanata. Sulle condizioni di lavoro non posso che parlare della mia azienda e di quello che noi facciamo con e per i nostri collaboratori. Abbiamo sempre investito sulla crescita delle persone e introdotto sistemi di incentivazione aziendale per aumentare la produttività.

Oltre che di una fuga di cervelli, il nostro territorio soffre della mancanza cronica di brain exchange. Come possiamo promuovere questa circolazione di persone altamente formate? L’Università di Foggia potrebbe avere un ruolo in questo senso? 
L’università senza dubbio rappresenta un bel serbatoio di cervelli e molto spesso frequentare l’università in una città porta a restarci, dovrebbero però essere ripensate le logiche dell’offerta formativa. Perché un giovane oggi dovrebbe venire a studiare a Foggia corsi di laurea che sono disponibili praticamente ovunque? O si offre l’eccellenza o si muore, è una legge di mercato che vale anche per l’università e direi che gli ottimi risultati della facoltà di Agraria sono l’esempio positivo da seguire.

intervista di Gianni Augello